Tullio Seppilli (Presidente)
Maria de Lourdes Beldi de Alcântara
Giulia Bogliolo Bruna
Claudio Cavatrunci
Antonino Colajanni
Luciano Giannelli
Piero Gorza
Rosa Maria Grillo
Alfredo López Austin
Giuseppe Orefici
Mario Humberto Ruz Sosa
Romolo Santoni
COORDINAMENTO DELLA SEGRETERIA ORGANIZZATIVA
Manuela Pellegrini
SEGRETERIA ORGANIZZATIVA
Fabio Alias, Matteo Autuori, Claudia Avitabile, Raffaela Belardinelli, Paride
Bollettin, Janet Camela, Annalisa Canofari, Margherita Capriola, Anil Chaudhari,
Francesca Fabi, Serena Ferraiolo, Tina Forlano, Aura Fossati, Angelica Grieco,
Eliana Guagliano, Cristina Iannone, Maria Rosa la Torre, Scilla Luciani, Sonia
Margaritelli, Patricia Miotti, Stefania Mucci, Sara Necoechea, Giulia Nuzzo,
Evangelia Papazi, Sara Pietracci, Thea Rossi, Ester Valiente Echezarreta, Maria
Teresa Vitola, Daniela Voto, Marlei Zanette
UFFICIO STAMPA
Claudia Avitabile ,
Andrea Niccolini ,
Brigida Stanziola
Centro Studi Americanistici
“Circolo Amerindiano” Onlus
Via Guardabassi n. 10 - C.P. 249
06123 Perugia, Italia
Tel./fax (+ 39) 075 5720716 http://www.amerindiano.org
e-mail: info@amerindiano.org
in collaborazione
con:
Regione Umbria
Centro Servizi per il Volontariato di Perugia (CESVOL)
Piattaforma Cittadinanza Internazionale
Centro Interdipartimentale
di Studi sull’America Indigena (CISAI)
Università degli Studi di Siena
Facoltà
di Lettere e Filosofia
Sapienza - Università di Roma
Facoltà
di Lingue e Letterature Straniere
Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari
Università degli Studi di Salerno, Italia
Fondazione
Angelo Celli per una cultura della salute, Perugia, Italia
Istituto Italo-Latino
Americano, Roma, Italia
Sezione Antropologica
del Dipartimento Uomo & Territorio
Università degli Studi di Perugia, Italia
Università
per Stranieri di Perugia, Italia
Universidad
Veracruzana, México
con il
patrocinio e il contributo di:
Comune di
Perugia
Assessorato alla Cultura e alle Politiche Sociali
con il
sostegno finanziario del:
Ministero
per i Beni e le Attività Culturali
con il
patrocinio di:
Ministero
degli Affari Esteri
Ambasciata dell’Argentina
Ambasciata della Bolivia
Ambasciata del Cile
Ambasciata del Messico
Ambasciata del Perù
Provincia di Perugia
I servizi di convegnistica sono a cura della
Società Cooperativa Sociale ar.l. Circolo Amerindiano
P. I. 02568260547
sede legale: Via Campo di Marte 4/O, 06123 Perugia - Italia
e-mail: coopsociale@amerindiano.org
Romolo Santoni (Centro Studi
Americanistici “Circolo Amerindiano”) romololmeca@hotmail.com
Davide Domenici (Dipartimento di Paleografia e Medievistica, Università di Bologna, Italia) davide.domenici@unibo.it
Nell’ambito degli studi americanistici dedicati al periodo precolombiano, una delle aree e dei periodi che recentemente non solo sono stati più interessati da studi e ricerche, ma anche hanno prodotto uno dei più cospicui e interessanti volumi di nuove acquisizioni è l’area istmica e in particolare la fase di transito dall’èra segnata dall’egemonia olmeca al periodo successivo.
Dedicati a quest’area sono nati in questi ultimi anni il Progetto Archeologico La Venta e il progetto Ruta de la Obsidiana, ambedue con partecipazione scientifica e istituzionale internazionale ma a direzione italiana. Le due ricerche, che coprono un settore disciplinare ampio (dall’archeologia, all’etnostoria, all’antropologia culturale e medica, fino alla linguistica) ed anche un ampio spettro cronologico (dall’apogeo olmeca al tardo periodo Classico), si propongono come base per uno spazio di riflessioni su quest’area.
Il titolo specifico (olmeca e post-olmeca) accanto al titolo più generico
(studi olmechisti) cerca di individuare non solo la direzione delle relazioni
invitate a partecipare, ma anche la problematica storico-interpretativa che
fa da sfondo a questa proposta di sessione, cioè quella della individuazione
e delimitazione storico culturale del fenomeno olmeca e contemporaneamente l’apertura
dell’obiettivo della ricerca su periodi scarsamente conosciuti, come quelli
del Classico nell’area zoque del Chiapas occidentale.
2. Etnoarcheologia,
antropologia, etnografia... L’etnoarcheologia dalle ricerche nelle Americhe
Luisa Vietri (Universitat
Autònoma de Barcelona, Espanya) luisvi@tin.it
Ivan Briz Godino (Consejo Superior de Investigaciones Científicas, España
– Department of Archaeology, The University of York, United Kingdom) ibriz@imf.csic.es
I limiti dell’etnoarcheologia,
nonostante la moltitudine di pagine che sono state scritte su questo argomento,
non sono ancora definiti chiaramente. Che cos’è l’etnoarcheologia?
Quali sono i tratti distintivi che la definiscono? È una branca dell’archeologia?
È un’antropologia orientata verso gli stili di vita dotati di una
materialità tangibile? È un’antropologia dell’archeologia
del futuro? Senza dimenticare il dibattito sulla necessità di lavorare
con società “vive” come elemento esclusivo di questa disciplina,
ma accantonando i milioni di documenti e oggetti che la tradizione etnografica
ha generato, che sono riscattati, secondo alcune voci, dall’etnostoria.
Se un contesto è stato (ed è) privilegiato nell’applicazione
della ricerca etnoarcheologica, questo è l’America: la diversità
delle forme sociali americane passate e presenti è servita a cercare
di portare avanti la nostra conoscenza delle stesse grazie all’etnoarcheologia.
Con questa sessione intendiamo dar vita a uno spazio di dibattito sulla natura,
gli obiettivi, le caratteristiche e l’essenza dell’etnoarcheologia,
basato su esempi in ambito americano che chiariscano le idee, offrano prove
e ancorino posizionamenti. Ancora una volta, e in questo caso in relazione all’archeologia,
l’America ha molto da insegnarci.
3. L’impresa
missionaria nel continente americano: contributi di antropologia, storia e storia
delle religioni
La storia delle missioni
nel corso dell’età moderna e contemporanea costituisce un importante
ambito di ricerca per le discipline americanistiche. L’impresa missionaria
è stata protagonista della creazione di modelli, teorici e pratici, di
relazioni tra culture: di fronte all’alterità amerindiana, le missioni
hanno contribuito alla elaborazione di griglie concettuali che hanno esercitato
una profonda influenza sul Vecchio e sul Nuovo Mondo. In questa prospettiva,
riteniamo utile una collaborazione tra discipline differenti (antropologia,
storia e storia delle religioni) allo scopo di contribuire alla descrizione
delle teorie, degli strumenti e dei metodi che la civiltà occidentale
(attraverso il pensiero missionario) ha adottato nel confronto con l’alterità
a partire dalla “conquista spirituale” del Nuovo Mondo.
4. L’arte
coloniale in America Latina
Ewa Joanna Kubiak (Katedra
Historii Sztuki, Uniwersytet Lódzki, Polska) ewucha@ids.uni.lodz.pl
L’arte coloniale in America
Latina è un campo di studi che tiene occupati da vari anni gli studiosi. Gli
studi oscillano tra l’arte locale e gli apporti europei adattati alle nuove
circostanze. L’arte in epoca coloniale fu un importante strumento di appoggio
all’evangelizzazione dei nuovi territori.
È importante trattare, tra l’altro, le caratteristiche di cui si sono appropriate
le missioni in America Latina, riguardanti sia l’architettura che l’arte plastica
(pittura-scultura), concentrando il discorso anche sui tratti distintivi dell’arte missionaria
che furono comuni e interregionali, includendo l’influenza che esercitavano i sinodi e
i concili sull’arte missionaria. Questa influenza si riflette nelle distinte caratteristiche
delle opere dei vari ordini religiosi come i gesuiti, i francescani e i domenicani. Sono inoltre
molto interessanti le relazioni tra l’arte europea e quella latinoamericana, le
trasformazioni dei modelli europei e i loro adattamenti al mondo americano.
La sessione è rivolta soprattutto agli storici dell’arte, dell’architettura e della
cultura, ma anche agli antropologi, agli storici della religione e a tutti coloro le cui ricerche
accolgono le arti visuali.
5. Amazzonia
indigena
Edmundo Antonio Peggion (Universidade Estadual Paulista “Júlio
de Mesquita Filho”, Brasil) edmundopeggion@gmail.com
Clarice Cohn (Universidade Federal de São Carlos, Brasil) clacohn@gmail.com
Paride Bollettin (Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano”
– Università degli Studi di Perugia, Italia) paride_bollettin@msn.com
L’Amazzonia racchiude entro
i propri confini una molteplicità di società le quali presentano
una varietà di spiegazioni cosmologiche, di organizzazioni sociali, di
maniere di gestire la vita materiale che fanno sì che questa regione
assurga ad una posizione privilegiata per tutti coloro che siano interessati
a confrontarsi con la complessità delle costruzioni sociali, simboliche
o di altro tipo messe in atto dalle diverse società umane nella loro
quotidianità. Le centinaia di gruppi originari si trovano inoltre ad
affrontare l’incontro con le società degli stati nazionali all’interno
dei quali è situato il proprio territorio. Emergono così situazioni
di incontro culturale e strategie di risposta le più varie: accanto a
popolazioni che resistono da cinque secoli all’impatto con il mondo dell’alterità
non-indigena ne troviamo altre che da pochi anni fronteggiano tale shock destabilizzante,
dalle cosiddette “comunità risorte”, che riscoprono e rivendicano
la propria appartenenza culturale, a quelle definite in “isolamento volontario”,
che ancora rifiutano il contatto con i non-indigeni. Di fronte a tale complessità
di situazioni, questa sessione tematica intende presentare lavori sviluppati
a partire da ricerche sul campo, nel tentativo di illustrare la situazione attuale
di tali gruppi.
6. Diritti indigeni:
una discussione transnazionale
Maria de Lourdes Beldi de
Alcântara (Universidade de São Paulo, Brasil – International
Working Group for Indigenous Affairs, Denmark – Grupo de Apoio aos Povos
Guarani e Aruak, Brasil – Ação dos Jovens Indígenas
da Reserva de Dourados, Brasil) loubeldi@uol.com.br
Simonetta Baldelli (Grupo de Apoio aos Povos Guarani e Aruak, Brasil –
Ação dos Jovens Indígenas da Reserva de Dourados, Brasil)
guaguedili@gmail.com
La finalità di questa sessione è presentare una
discussione interdisciplinare sul tema dei diritti indigeni.
Approvata nel 2007, la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei
Popoli Indigeni ha come obiettivo principale il rispetto dell’autodeterminazione.
L’impegno e la sfida di fronte a tale proclamazione consiste nella sua
applicazione insieme ad altre misure aventi lo stesso scopo, nei contesti nazionali
latinoamericani.
In che modo gli stati-nazione negoziano con queste misure approvate e firmate
dalla maggior parte dei paesi latinoamericani? In che modo le organizzazioni
indigene rivendicano i propri diritti e il rispetto delle diversità culturali
nell’ambito delle diverse costituzioni nazionali? Quali i principali conflitti?
Questioni come autodeterminazione, diversità e identità culturale
sono i temi principali che la sessione propone.
7. Segni, simboli,
e dinamiche di costruzione del territorio indigeno
Piero Gorza (Centro Studi
Americanistici “Circolo Amerindiano” – Università degli
Studi di Torino – Università degli Studi di Salerno, Italia) pierogo@tin.it
Pedro Pitarch Ramón (Universidad Complutense de Madrid, España) petul@telefonica.net
Il tema cruciale di questa
sessione rimanda al territorio come luogo in cui si sedimenta la memoria e in
cui gli uomini praticano incisioni come esercizio di potere contro il carattere
effimero del tempo umano. La costruzione di mappe è per definizione spazio
aperto e interdisciplinare: mappe storiche, mappe politiche, mappe culturali,
mappe simboliche, mappe mentali e linguistiche. Le categorie del fondare, relazionarsi
a partire da un centro, istituire, territorializzare, nominare, orientarsi e
ricordare come quelle del disabitare, transitare, perdersi, crescere e apprendere
aprono il campo a riflessioni sui processi cognitivi ed esistenziali degli individui
e delle collettività. Si tratta di una sessione-crocevia tra centri e
frontiere.
8. Lingue e
problemi linguistici dell’America indigena
Luciano Giannelli (Centro
Interdipartimentale di Studi sull’America Indigena, Università
di Siena, Italia) giannelli@unisi.it
Marina Magnanini (Centro Interdipartimentale di Studi sull’America Indigena,
Università di Siena, Italia) marina11@libero.it
Il mosaico linguistico dell’America
nativa continua a costituire un campo d’indagine importantissimo per tutte
le branche della linguistica, in un’opera di approfondimento delle conoscenze
che il Circolo Amerindiano volentieri incentiva. D’altro canto, al lato
di un approccio tecnico-linguistico, descrittivo o anche teorico, è rilevante
una considerazione sulle condizioni di persistenza delle diverse lingue native
mentre d’interesse generale, che travalica l’ambito americanistico,
è l’insieme delle azioni intraprese a tutela della lingua e della
cultura, con un interesse particolare per quelle azioni che sono concepite e
gestite dalle stesse poplazioni native, mentre l’analisi critica delle
esperienze pregresse e in corso appare di rilevanza strategica. Si considera
da incentivare anche un approccio propriamente sociolinguistico e di etnografia
della comunicazione ed il campo di un’approccio etnolinguistico ai patrimoni
lessicali.
9. Recenti esperienze
di rafforzamento linguistico-identitario e di rivitalizzazione linguistica in
America Latina
José Antonio Flores
Farfán (Centro de Investigaciones y Estudios Superiores en Antropología
Social, México) flores@ciesas.edu.mx
Maurizio Gnerre (Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”,
Italia) m_gnerre@hotmail.com
Nel corso delle ultime due
decadi sono cresciute in numero e qualità le iniziative di azione-ricerca
tra i popoli indigeni dell’America Latina, mirate a rafforzare l’auto-identificazione,
il riscatto linguistico-culturale, appoggiare la preservazione dell’uso
della lingua locale e, ove possibile e necessario, il suo consolidamento. Nella
sessione che vi proponiamo parteciperanno ricercatori che attuano nella direzione
indicata. Ognuno di loro presenterà la sua esperienza di ricerca-azione,
focalizzando la propria attenzione su aspetti quali: il genere, l’arricchimento
linguistico, la scolarizzazione bilingue, l’auto-produzione di materiali
audio-visuali e la solidarietà tra gruppi minoritari, ecc.
10. Migrazioni
e percorsi dell’identità nel continente americano
Thea Rossi (Centro Studi
Americanistici “Circolo Amerindiano” – Università degli
Studi “G. d’Annunzio” Chieti-Pescara, Italia) thearossi@yahoo.it
Laura Scarabelli (Università IULM - Milano, Italia) laura.scarabelli@iulm.it
La crisi della modernità evidenzia un prepotente azzeramento delle frontiere, sia a livello ideologico che fisico, e veicola la necessità di proporre nuovi interrogativi volti alla decifrazione di un universo sempre più “globalizzato”, nel quale il concetto stesso di identità viene messo a dura prova. L’impossibilità di fare affidamento su categorie che orientino l’interpretazione del reale in termini antinomici quali, ad esempio, centro-periferia, spazio urbano-spazio campestre, implica l’esigenza di una riformulazione di sistemi descrittivi che possa tenere conto della trasformazione del soggetto da unitario e univoco a molteplice e migrante. Ne consegue, pertanto, una riflessione sul costante flusso di risorse umane, sulla negoziazione e contatto tra culture, sulle possibili forme di integrazione, sulle chance di vita e sulla creazione di vari “linguaggi”.
11. Volti e
immagini delle Americhe: fra genocidio e riscatto etnico
Giulia Bogliolo Bruna (Centro
Studi Americanistici “Circolo Amerindiano” – Centre d’Études
Arctiques, École des Hautes Études en Sciences Sociales, France)
giulia.bruna@club-internet.fr
Mediante lo studio incrociato di fonti documentarie, testuali
e/o iconografiche (cartografia, stampe, illustrazioni, etnofotografia, film),
la sessione si propone di esplorare, secondo un asse spaziale, diacronico o
sincronico, il processo di percezione e di costruzione dell’immagine dell’Altro
dalla Scoperta ad oggi.
La tematica, a vocazione umanista, si presta ad una pluralità di approcci
metodologici e disciplinari volti a inverare le ricche, complesse ed evolutive
realtà antropologiche e sociali delle Americhe.
Figure paradigmatiche di queste alterità: gli autoctoni, i migranti (forzati
e non), gli emarginati, gli attori dell’American Dream.
La riflessione condotta in questa sessione si vuole omaggio polifonico e variegato
all’impegno constante, multiforme e meritorio del compianto amico Gerardo
Bamonte in favore del riconoscimento della dignità e della valorizzazione
delle culture amerindiane.
12. Letterature
americane: Mario Benedetti, exilios y desexilios
Rosa Maria Grillo (Università
degli Studi di Salerno, Italia – Centro Studi Americanistici “Circolo
Amerindiano”) grillovov@tiscali.it
Questa sessione intende
essere un omaggio e un ricordo di Mario Benedetti (1920-2009), uruguaiano discendente
da emigrati provenienti da Foligno (Perugia): è un invito a rileggere
la sua opera saggistica in cui ha enunciato alcuni dei principi e delle idee
intorno ai quali si vertebrano i moderni discorsi sul mondo latinoamericano
e la sua letteratura. In particolare, l’aver coniato il neologismo ‘desexilio’
e il suo libro di saggi El desexilio y otras conjeturas lo pongono
al centro del dibattito sull’identità di quei paesi sconvolti da
‘exilios y desexilios’, emigrazioni e immigrazioni, fughe
e ritorni. Attraverso la lettura e l’analisi di opere letterarie –
le sue in primo luogo, ma non solo – che affrontano questi temi, si tenterà
di rileggere la storia dell’intera America e della sua ricerca di identità.
13. Letterature
delle Americhe: sessione non tematica
Rosa Maria Grillo (Università
degli Studi di Salerno, Italia – Centro Studi Americanistici “Circolo
Amerindiano”) grillovov@tiscali.it
Giulia Bogliolo Bruna (Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano”
– Centre d’Études Arctiques, École des Hautes Études
en Sciences Sociales, France) giulia.bruna@club-internet.fr
14. Etnomusicologia:
sopravvivenza, continuità e nuovi contributi della musica e delle danze tradizionali
in America
María Lina Picconi (Universidad de Buenos Aires, Argentina)
lina_455@yahoo.com
E’ compito dell’etnomusicologia rispondere a una
serie de domande che l’umanità si è posta nel corso della
storia: chi crea la musica? Come si crea? Per chi? Per che cosa? Con quale fine?
Considerando notevole la carenza di informazioni sul mondo delle musiche tradizionali,
le cui caratteristiche vanno dalla varietà alla sottigliezza delle espressioni
musicali, propongo l’apertura di questa sessione.
Esistono ancora in America espressioni musicali o di danza, le cui radici si
prolungherebbero fino all’epoca precolombiana e proverrebbero da un’antica
arte il cui significato sarebbe stato dimenticato.
L’avvento della globalizzazione ha contribuito alla nascita di molte di
quelle espressioni musicali principalmente urbane che tendono, come in altre
parti del mondo, a uniformare i particolarismi locali.
Per tale ragione è imprescindibile ai giorni nostri registrare e indagare
queste espressioni, affinché non se ne perda la memoria con lo sviluppo
del mondo globalizzato.
15. Immaginario
e memoria: studi culturali
Maria de Lourdes Beldi de
Alcântara (Universidade de São Paulo, Brasil – International
Working Group for Indigenous Affairs, Denmark – Grupo de Apoio aos Povos
Guarani e Aruak, Brasil – Ação dos Jovens Indígenas
da Reserva de Dourados, Brasil) loubeldi@uol.com.br
Questa sessione ha un carattere
interdisciplinare che ha come principale obiettivo quello di presentare studi
sulle diversità culturali che abbiano come espressione tutte le forme
di rappresentazione.
Sappiamo che è per mezzo delle rappresentazioni sociali e individuali
che possiamo localizzare le formazioni, trasformazioni e risemantizzazioni identitarie
que hanno come caratteristica di essere polissemiche e pertanto polifoniche.
Per questa ragione, l’interdisciplinarietà non è uno strumento
di lavoro ma una teoria che ha lo scopo di studiare i simboli-chiave culturali,
come essi sono percepiti, concepiti e rappresentati.
Contempliamo tutti i tipi di manifestazioni culturali in quanto riteniamo che
le soggettività culturali siano rappresentate nelle forme letterarie,
cinematografiche, artistiche e che gli studi sulle rappresentazioni culturali
non siano solamente monopolio delle discipline concepite con questo fine.
16. Questioni
di antropologia medica nel continente americano
Tullio Seppilli (Fondazione
Angelo Celli per una cultura della salute, Italia) seppilli@antropologiamedica.it
Claudia Avitabile (Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano”)
cavitabile@hotmail.com
Carlotta Bagaglia (Fondazione Angelo Celli per una cultura della salute, Italia
– Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano”) bagaglia@antropologiamedica.it
Costruire una sessione dedicata
all’antropologia medica in ambito Latino Americano significa dar voce
alle molteplici concezioni e pratiche intorno ai concetti di salute e malattia
presenti in tali contesti attraverso una prospettiva storica che tenga conto
del presente come del passato. I rapporti egemonici che intercorrono fra la
biomedicina e le molteplici risposte di salute “locali e tradizionali”
costituiscono un esempio dei più importanti ambiti d’interesse
di questa disciplina.
Facendo tesoro delle esperienze e delle elaborazioni teoriche delle diverse
tradizioni di questa prospettiva, si assume l’obiettivo di costituire
un utile spazio di dialogo e di confronto per la comunità americanistica
attualmente impegnata in tale ambito di studi.
Sulla scorta dell’esperienza realizzata da questa sessione nelle ultime
cinque edizioni del Convegno Internazionale di Americanistica, si vuole favorire
inoltre lo spazio del dibattito come terreno di costruzione di riflessioni comuni
che possano poi avere una ricaduta operativa sul tessuto sociale dei contesti
presi in esame.
17. Alimentazione
e cultura nell’America indigena: archeologia, storia e antropologia
Davide Domenici (Dipartimento di Paleografia e Medievistica, Università di Bologna, Italia) davide.domenici@unibo.it
Alessandra Pecci (Universitat Autònoma de Barcelona, Espanya) alepecci@gmail.com
La centralità dei
temi di carattere alimentare si sta sempre più affermando anche nell’ambito
degli studi storico-antropologici in contesto americano. La presente sessione
raccoglierà interventi incentrati sulla ricostruzione dell’intreccio
di cibi, pratiche e saperi che costituivano i sistemi alimentari indigeni, sullo
studio dei processi di scambio e meticciaggio alimentare che hanno caratterizzato
negli ultimi secoli la storia dell’alimentazione su entrambe le sponde
dell’Oceano e sul valore culturale e identitario delle pratiche alimentari
attuali. Dal punto di vista disciplinare, la sessione intende quindi ospitare
contributi di carattere archeologico, storico e antropologico, privilegiando
comunque approcci di tipo storico e culturale ed escludendo, per ovvie ragioni
di unità tematica, gli aspetti più propriamente nutrizionali delle
pratiche alimentari.
18. Storia ed
educazione in America
Maria Cristina Mineiro Scatamacchia
(Museu de Arqueologia e Etnologia, Universidade de São Paulo, Brasil)
scatamac@usp.br
Célia Maria Cristina Demartini (Museu de Arqueologia e Etnologia, Universidade
de São Paulo, Brasil) crismartine@yahoo.com
Negli ultimi anni osserviamo
uno sforzo crescente per sensibilizzare la società sull’importanza
della preservazione dei beni e delle conoscenze culturali sia tangibili che
intangibili. Questo sforzo si fa evidente grazie all’intensificazione
delle ricerche in differenti campi del sapere e alla promulgazione di nuove
leggi che garantiscono una educazione diversificata, uno sfruttamento e un uso
responsabile dell’ambiente, naturale o costruito.
In questo senso è di fondamentale importanza stimolare lo sviluppo di
azioni educative che rendano possibili per i diversi gruppi socio-culturali
esperienze significative che riguardino questioni relazionate con il patrimonio
culturale.
Per contribuire a questa riflessione proponiamo una sessione che presenti storie
e riflessioni su azioni educative che si siano sviluppate o si stiano sviluppando
nei differenti paesi delle Americhe, come bilancio di queste azioni e con lo
scopo di creare una rete di scambi e di discussioni, imprescindibile per l’attuazione
di politiche locali e regionali che promuovano l’avvicinamento dei gruppi sociali
al proprio patrimonio storico e culturale.
19. Politiche
pubbliche, istituzioni e democrazia in America Latina
Beatriz Calvo Pontón
(Centro de Investigaciones y Estudios Superiores en Antropología Social,
México) beatrizcalvo_mx@yahoo.com
Il modello neoliberale nei
paesi latinoamericani ha comportato la sottrazione dello Stato da responsabilità
sociali e funzioni prioritarie, così come la messa in atto di riforme
strutturali che intendono far sì che le società vengano gestite
con i criteri del libero mercato.
Osserviamo alcune conseguenze: riduzione, privatizzazione e rincaro dei servizi
pubblici educativi e sanitari, aumento delle diseguaglianze e della povertà
e rafforzamento dei monopoli nei settori chiave dell’economia e dei mezzi
di comunicazione, che intervengono sempre di più nei processi politici
e nel disegno delle politiche pubbliche.
La ridefinizione delle politiche sociali è stata orientata in campo sociale
dalla focalizzazione sulle fasce in condizioni di povertà estrema, però
allo stesso tempo sono state ridotte lerisorse che permettono di progredire
verso l’universalizzazione dei diritti sociali.
D’altra parte, sono stati creati spazi nei quali sono nate istituzioni
autonome legate a temi quali i diritti umani, la trasparenza e la contraloría
social. Nella società civile è cresciuto il numero di organizzazioni
che lottano per la democratizzazione delle istituzioni e il miglioramento dei
servizi sociali. La congiunzione di tali processi ha cambiato in modo sostanziale
il volto delle società latinoamericane.
20. Antropologia
della globalizzazione: transnazionalismo, multiculturalità, aterritorialità
e sicurezza culturale
Formalmente la globalizzazione
è un processo (o una serie di processi) di interesse mondiale, che include
una trasformazione nell’organizzazione delle relazioni e degli accordi
sociali nello spazio, valutata in relazione al suo conseguimento, alla sua intensità,
alla sua velocità e alle sue ripercussioni, e che genera flussi e reti
transcontinentali e interregionali di attività, di interazione e di esercizio
del potere. Questa sessione di lavoro suggerisce fondamentalmente di riflettere,
sia teoricamente che sul campo, sui due significati basilari della globalizzazione:
l’incremento dell’integrazione di vari luoghi nell’economia
mondiale e gli effetti di una vasta circolazione di beni e persone e di sistemi
di comunicazione basati su flussi culturali multidirezionali. Gli assi tematici
a partire dai quali si orienterà il dibattito sono: i paradigmi della
globalizzazione, la transnazionalizzazione, la sicurezza sociale e la migrazione,
la democrazia, la multiculturalità e la religione.