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XL SESSIONI

XL CONVEGNO INTERNAZIONALE DI AMERICANISTICA

 

Perugia (Italia), 3-8 maggio 2018

 

1) Discorso sul metodo

Romolo Santoni (Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano”) romololmeca@hotmail.com

Naturalmente il titolo vuole essere un omaggio al grande René Descartes, sottolineando il grande debito intellettuale che la scienza occidentale ha verso di lui. Gli studi americanistici si sono sempre caratterizzati, non solo per il carattere di possibilità dell’interdisciplinarità della loro materia, quanto invece per quello di necessità dello sguardo multi e interdisciplinare. Questo aspetto, se fa sì che le ricerche che si svolgono in tale ambito si aprano ad arricchimenti molteplici, dall’altro pone seri problemi di trattazione dei dati. In ambiti dove la multidisciplinarità diventa essenziale e dove l’accuratezza del metodo si dipana in molteplici prospettive, questi incroci non sono soltanto portatori di proficui incontri, scambi e dibattiti, ma, a volte, anche di pericolosi equilibrismi teorici (a volte con pesanti ripercussioni anche sul piano pratico). Ad esempio, un intenso dibattito divide linee di ricerca differenti, che proprio nel metodo applicato trovano il confine fra di esse e fra i rispettivi raggi d’azione. Lo studio del metodo, aspetto peculiare della filosofia occidentale da Cartesio in avanti, si rivela nella attività americanistica, più che altrove, imprescindibile. Per cui sembra necessario proporre un momento di riflessione, a priori della ricerca, che ne evidenzi le prospettive e i limiti metodologici.

2) Amazzonia indigena

Paride Bollettin (Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano” e Institute for Social and Cultural Anthropology – University of Oxford) paride_bollettin@msn.com
Edmundo Antonio Peggion (Universidade Estadual Paulista “Júlio de Mesquita Filho”, Brasil) edmundopeggion@gmail.com

L’Amazzonia racchiude entro i propri confini una molteplicità di società le quali presentano una varietà di spiegazioni cosmologiche, di organizzazioni sociali, di maniere di gestire la vita materiale che fanno sì che questa regione assurga ad una posizione privilegiata per tutti coloro che siano interessati a confrontarsi con la complessità delle costruzioni sociali, simboliche o di altro tipo messe in atto dalle diverse società umane nella loro quotidianità. Le centinaia di gruppi originari si trovano inoltre ad affrontare l’incontro con le società degli stati nazionali all’interno dei quali è situato il proprio territorio. Emergono così situazioni di incontro culturale e strategie di risposta le più varie: accanto a popolazioni che resistono da cinque secoli all’impatto con il mondo dell’alterità non-indigena ne troviamo altre che da pochi anni fronteggiano tale shock destabilizzante, dalle cosiddette “comunità risorte”, che riscoprono e rivendicano la propria appartenenza culturale, a quelle definite in “isolamento volontario”, che ancora rifiutano il contatto con i non-indigeni. Di fronte a tale complessità di situazioni, questa sessione tematica intende presentare lavori sviluppati a partire da ricerche sul campo, nel tentativo di illustrare la situazione attuale di tali gruppi.

3) Diritti indigeni: una discussione transnazionale

Maria Luisa De Filippo, Lady Saavedra, Elsa López convegno@amerindiano.org

La finalità di questa sessione è presentare una discussione interdisciplinare sul tema dei diritti indigeni. Approvata nel 2007, la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei Popoli Indigeni ha come obiettivo principale il rispetto dell’autodeterminazione. L’impegno e la sfida di fronte a tale proclamazione consiste nella sua applicazione insieme ad altre misure aventi lo stesso scopo, nei contesti nazionali latinoamericani. In che modo gli stati-nazione negoziano con queste misure approvate e firmate dalla maggior parte dei paesi atinoamericani? In che modo le organizzazioni indigene rivendicano i propri diritti e il rispetto delle diversità culturali nell’ambito delle diverse costituzioni nazionali? Quali i principali conflitti? Questioni come autodeterminazione, diversità e identità culturale sono i temi principali che la sessione propone.

4) Segni, simboli, e dinamiche di costruzione del territorio indigeno

Piero Gorza (Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano” – Instituto de Estudios Indígenas, San Cristóbal de las Casas, Chiapas, México) pierogo@tin.it – Marie Annereau-fulbert (Centro de Estudios Mayas, UNAM, CDMX, México) mafulbert@gmail.com

Il tema cruciale di questa sessione rimanda al territorio come luogo in cui si sedimenta la memoria e in cui gli uomini praticano incisioni come esercizio di potere contro il carattere effimero del tempo umano. La costruzione di mappe è per definizione spazio aperto e interdisciplinare: mappe storiche, mappe politiche, mappe culturali, mappe simboliche, mappe mentali e linguistiche. Le categorie del fondare, relazionarsi a partire da un centro, istituire, territorializzare, nominare, orientarsi e ricordare come quelle del disabitare, transitare, perdersi, crescere e apprendere aprono il campo a riflessioni sui processi cognitivi ed esistenziali degli individui e delle collettività. Si tratta di una sessione-crocevia tra centri e frontiere.

5) Migrazioni, relazioni, nomadismi tra l’Europa e le Americhe

Thea Rossi (Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano” – Università degli Studi “G. d’Annunzio” Chieti-Pescara, Italia) thearossi@yahoo.it
Maria da Gloria Marroni (Benemérita Universidad Autónoma de Puebla) gm09velazquez@hotmail.com

La sessione si propone di riflettere sui movimenti e i flussi di idee, di oggetti e di capitale umano che hanno caratterizzato la storia delle relazioni transatlantiche tra l’Europa e le Americhe. Tre le focalizzazioni che si intendono privilegiare, attraverso una prospettiva finalizzata a promuovere il dialogo pluridisciplinare. In primo luogo le dinamiche e i processi, reali e simbolici, che hanno caratterizzato il fenomeno migratorio verso il Continente americano nel secolo scorso, soprattutto a cavallo dei due conflitti mondiali, e, al contempo, il rispettivo movimento di ritorno, riferito in particolar modo nell’ultimo trentennio, e causato da fattori di congiuntura socio-politici ed economici. In seconda istanza le relazioni che intrecciano i due contesti, creando un patrimonio materiale e immateriale comune. Oltre a beni e manufatti sarà tenuta particolarmente in conto la creazione di un immaginario condiviso. Infine, la riflessione si estenderà ai nomadismi dell’epoca della mondializzazione: il costante flusso di risorse umane, la negoziazione e il contatto tra culture unitamente alle possibili nuove forme di integrazione tese a coniugare il locale e il globale.

6) Etnomusicologia: sopravvivenza, continuità e nuovi contributi della musica e delle danze tradizionali in America

María Lina Picconi (Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano”) lina_455@yahoo.com

E’ compito dell’etnomusicologia rispondere a una serie di domande che l’umanità si è posta nel corso della storia: chi crea la musica? Come si crea? Per chi? Per che cosa? Con quale fine? Considerando notevole la carenza di informazioni sul mondo delle musiche tradizionali, le cui caratteristiche vanno dalla varietà alla sottigliezza delle espressioni musicali, propongo l’apertura di questa sessione. Esistono ancora in America espressioni musicali o di danza, le cui radici si prolungherebbero fino all’epoca precolombiana e proverrebbero da un’antica arte il cui significato sarebbe stato dimenticato. L’avvento della globalizzazione ha contribuito alla nascita di molte di quelle espressioni musicali principalmente urbane che tendono, come in altre parti del mondo, a uniformare i particolarismi locali. Per tale ragione è imprescindibile ai giorni nostri registrare e indagare queste espressioni, affinché non se ne perda la memoria con lo sviluppo del mondo globalizzato.

7) Immaginario e memoria: studi culturali

Anna Sulai Capponi (Università degli Studi di Perugia) anazulay@virgilio.it

Questa sessione ha un carattere interdisciplinare che ha come principale obiettivo quello di presentare studi sulle diversità culturali che abbiano come espressione tutte le forme di rappresentazione. Sappiamo che è per mezzo delle rappresentazioni sociali e individuali che possiamo localizzare le formazioni, trasformazioni e risemantizzazioni identitarie che hanno come caratteristica di essere polissemiche e pertanto polifoniche. Per questa ragione, l’interdisciplinarietà non è uno strumento di lavoro ma una teoria che ha lo scopo di studiare i simboli-chiave culturali, come essi sono percepiti, concepiti e rappresentati. Contempliamo tutti i tipi di manifestazioni culturali in quanto riteniamo che le soggettività culturali siano rappresentate nelle forme letterarie, cinematografiche, artistiche e che gli studi sulle rappresentazioni culturali non siano solamente monopolio delle discipline concepite con questo fine.

8) Questioni di antropologia medica nel continente americano

Paola Maria Sesia (Centro de Investigaciones y Estudios Superiores en Antropología Social CIESAS Unidad Pacífico Sur) paolasesia@yahoo.com.mx
Costruire una sessione dedicata all’antropologia medica in ambito Latino Americano significa dar voce alle molteplici concezioni e pratiche intorno ai concetti di salute e malattia presenti in tali contesti attraverso una prospettiva storica che tenga conto del presente come del passato. I rapporti egemonici che intercorrono fra la biomedicina e le molteplici risposte di salute “locali e tradizionali” costituiscono un esempio dei più importanti ambiti d’interesse di questa disciplina. Facendo tesoro delle esperienze e delle elaborazioni teoriche delle diverse tradizioni di questa prospettiva, si assume l’obiettivo di costituire un utile spazio di dialogo e di confronto per la comunità americanistica attualmente impegnata in tale ambito di studi. Sulla scorta dell’esperienza realizzata da questa sessione nelle precedenti edizioni del Convegno Internazionale di Americanistica, si vuole favorire inoltre lo spazio del dibattito come terreno di costruzione di riflessioni comuni che possano poi avere una ricaduta operativa sul tessuto sociale dei contesti presi in esame.

9) Politiche pubbliche, istituzioni e democrazia in America Latina

Beatriz Calvo Pontón (Centro de Investigaciones y Estudios Superiores en Antropología Social, México) beatrizcalvo_mx@yahoo.com

Il modello neoliberale nei paesi latinoamericani ha comportato la sottrazione dello Stato da responsabilità sociali e funzioni prioritarie, così come la messa in atto di riforme strutturali che intendono far sì che le società vengano gestite con i criteri del libero mercato. Osserviamo alcune conseguenze: riduzione, privatizzazione e rincaro dei servizi pubblici educativi e sanitari, aumento delle diseguaglianze e della povertà e rafforzamento dei monopoli nei settori chiave dell’economia e dei mezzi di comunicazione, che intervengono sempre di più nei processi politici e nel disegno delle politiche pubbliche. La ridefinizione delle politiche sociali è stata orientata in campo sociale dalla focalizzazione sulle fasce in condizioni di povertà estrema, però allo stesso tempo sono state ridotte le risorse che permettono di progredire verso l’universalizzazione dei diritti sociali. D’altra parte, sono stati creati spazi nei quali sono nate istituzioni autonome legate a temi quali i diritti umani, la trasparenza e la contraloría social. Nella società civile è cresciuto il numero di organizzazioni che lottano per la democratizzazione delle istituzioni e il miglioramento dei servizi sociali. La congiunzione di tali processi ha cambiato in modo sostanziale il volto delle società latinoamericane.

10) Elezioni in America Latina

René Valdiviezo Sandoval (Instituto de Ciencias de Gobierno y Desarrollo Estratégico, Benemérita Universidad Autónoma de Puebla, México) valdiviezo.rene@gmail.com

La nostra regione vive regolarmente, dalla fine delle dittature, dei processi di elezioni che gli permettono di rinnovare le varie autorità e i rappresentanti popolari generalmente in maniera pacifica. Da una prospettiva liberale (e neoliberale), questi processi sono l’espressione dell’esistenza della vita democratica nelle nazioni. Da un punto di vista più critico, i processi elettorali, diventano sempre più dei rituali per il mantenimento al potere di correnti politiche che non rappresentano la popolazione e che usano questi processi per legittimare la loro permanenza al potere, cosa che ottengono, a volte, attraverso meccanismi extra-legali. Questa sessione cerca di generare dibattiti sull’elezioni in America Latina, nei suoi tre (o quattro) livelli, sull’azione politico-elettorale (competizione, risultati, conflitti, campagne e relazioni con altri aspetti della vita sociale), sugli attori politico-elettorali (partiti, gruppi sociali e le autorità) e sulla conformazione dei poteri nazionali / regionali / locali, basati sui processi elettorali. Sebbene siano preferiti gli studi odierni, saranno accettati anche lavori storici.

11) Viaggi e naufragi nella letteratura ispanoamericana

Rosa Maria Grillo (Università degli Studi di Salerno – Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano” di Salerno) grillovov@gmail.com

Viaggi e naufragi costellano l’intero cammino della letteratura ispanoamericana, sin dai suoi testi fondazionali: da Colombo a Cabeza de Vaca, un ciclo di testi si “mobilita” per narrare degli inediti scenari del nuovo mondo, la scrittura crescendo dal solco aperto dalle avventure o emergendo dagli abissi di sventurati naufragi. Ma l’orizzonte esperienziale e simbolico del viaggio, e dei suoi inevitabili fallimenti, accompagna con costanza lo sviluppo di una cultura letteraria segnata, già dal suo primo fiorire, dalla condizione di un intrinseco “desarraigo”. Le odissee dei modernisti in viaggio verso i santuari artistici della modernità europea si avvicenderanno così con quelle di ritorno verso i cuori pulsanti della natura latinoamericana. Viaggi spesso senza ritorno saranno quelli degli esili intellettuali o politici nelle mappe contemporanee del mondo ispanico; e negli scenari recenti nuove imponenti migrazioni mettono ancora alla prova il carattere “deterritorializzato” dell’“altro Occidente” latinoamericano nel mondo liquido della globalizzazione e della conclamata fine delle identità. Viaggi e naufragi, dunque, materiali e simbolici: conquiste e sconfitte di un’impresa conoscitiva che è stata anche, o innanzitutto, avventura della scrittura.

12) Estetica e saperi latinoamericani: altre strade e altre forme di sensibilità

Denise Marcos Bussoletti (Universidade Federal de Pelotas, Brasil) denisebussoletti@gmail.com
Ángela Estrada Guevara (Universidad Autónoma de Ciudad Juárez, México) angela.estrada.guevara@gmail.com, David Mariscal Landín (Universidad Autónoma de Ciudad Juárez, México) damala44@hotmail.com

In America Latina si è creata in epoca coloniale una profonda frattura tra arti e mestieri, che ha determinato nell’immaginario collettivo l’idea dell’arte come ispirazione. Allo stesso tempo l’estetica è stata circoscritta alle belle arti, escludendo le espressioni provenienti dai popoli indigeni e dalle comunità di afrodiscendenti, che sono state classificate come artigianato. È solamente dal XX secolo, con il muralismo, il cinema e la Biennale di San Paolo, fondata nel 1951, che si cominciano a rompere le limitazioni menzionate. I nuovi movimenti estetici estendono lo sguardo dell’arte e dell’artista attraverso l’elaborazione di opere dai contenuti indigenisti e dal profondo senso di coscienza nazionale. Oggi assistiamo a espressioni inquadrate in un’estetica differente, che assume come punto di partenza teorico e pratico l’insieme delle relazioni umane e il loro contesto sociale. L’arte contemporanea in America Latina problematizza la sfera relazionale in spazi formali e informali, incorporando l’estetica alla partecipazione sociale, in quanto crea un interstizio sociale come spazio per le relazioni umane, suggerendo possibilità di scambio diverse da quelle egemoniche. C’è un inserimento nel tessuto sociale in quanto l’arte esprime uno stato di incontro e situazioni in cui apprendere creazioni e saperi collettivi. L’artista supera il carattere oggettuale e solitario della produzione-riproduzione e appare come un produttore di significati in cui possono emergere altre forme di costruire la cittadinanza e la società.

13) Archeologia delle Americhe: fra la cultura materiale e le rappresentazioni simboliche

María Teresa Muñoz Espinosa (Dirección de Estudios Arqueológicos, INAH) munoz7576@yahoo.com
José Carlos Castañeda Reyes (Universidad Autónoma Metropolitana-Iztapalapa, México) mrwti@xanum.uam.mx

Le antiche culture e civiltà americane presero o produssero con i propri mezzi la base materiale che permise loro di creare le grandi manifestazioni di pensiero, di arte o della semplice vita quotidiana dei popoli che abitarono nel continente, e che si plasmarono nella ricca storia antica di America, dallo stretto di Bering fino alla Terra del Fuoco. Nella sessione si propone lo studio e l’analisi di tali manifestazioni di vita materiale e i suoi simboli associati, che l’archeologia recupera, compara e spiega, per comprendere e far comprendere la nostra storia antica. Pretende essere uno spazio di incontro dove si discutano i progressi dei progetti di ricerca archeologica in corso nei diversi scenari americani o i nuovi studi e interpretazioni che si basino sulle fonti plastiche o testimonianze scritte, fra le tante. Si propone di stabilire uno spazio di incontro periodico dove si presentino e si analizzino aspetti diversi  –teorici, metodologici, reali – dell’archeologia del nostro continente.

14) L’Architettura religiosa contemporanea come espressione sociale

Dott.ssa María Cristina Valerdi Nochebuena  (Benemérita Universidad Autónoma de Puebla, México) crvalerd@gmail.com

La religione, intesa come realtà sociale, storicamente si è manifestata in edifici in cui un gruppo di persone si riunisce periodicamente per celebrare la propria fede e predicare la propria dottrina (chiese), o in spazi creati come materializzazione simbolica e identitaria di una determinata cosmogonia (templi). Questa differenza concettuale non esclude l’esistenza di casi che uniscono gli estremi, storicamente la architettura religiosa ha subito importanti cambiamenti sia nel significato culturale sia nel modo di costruirsi. I templi e le chiese intesi come edifici vengono costruiti con una ampia accettazione sociale sia in piccoli villaggi isolati sia in grandi metropoli cosmopolite. Inoltre in molti casi vengono riconosciuti come pietre miliari, territoriali o paesaggistici per il ruolo che, in relazione con l’uso dello spazio e del tempo, mantengono nel tessuto sociale. Basandoci su queste considerazioni proponiamo una sessione in cui si mostrano gli spazi per la celebrazione, l’incontro religioso o la materializzazione simbolica di una fede, in cui si sostengono nuovi linguaggi plastici, artistici o folkloristici e, nonostante il contesto desacralizzato e secolarizzato che presentano le società occidentali, cercano la rappresentazione plastica di una religione e sono il risultato di una espressione sociale, inserendo nell’oggetto dello studio diverse discipline quali l’architettura, la storia, la sociologia, la politica, la teologia. Questo simposio invita tutti gli interessati allo studio dell’architettura intesa come espressione sociale a diffondere quello che, in questo ambito, è stato rinnovato negli ultimi anni.

15) Patrimonio edificato: antropologia e architettura in America

Joel Francis Audefroy (Escuela Superior de Ingeniería y arquitectura, IPN, México)  takatitakite@gmail.com it
Bertha Nelly Cabrera Sánchez (Escuela Superior de Ingeniería y arquitectura, IPN, México) nema_67@yahoo.com.mx

A partire dalla “Convención sobre la protección del patrimonio mundial, cultural y natural” adottata nel 1972 dall’UNESCO si proclamò l’universalità del sistema di pensiero e di valori occidentali su questo tema. Questo processo di riconoscimento del patrimonio edificato e naturale non è esente da contraddizioni. Quando nel 1964 si scrive la Carta di Venezia “Carta Internacional sobre la conservación y la restauración de los monumentos y los sitios”, il quadro teorico e pratico in cui si scrive è la conciliazione di posizioni teoriche che sono nate nel secolo XIX, sviluppatesi poi durante il secolo XX. Questa sessione invita a riflettere su quanto segue:

  • Conservazione e restaurazione dell’habitat tradizionale in una prospettiva antropologica nell’attuale contesto di globalizzazione.
  •  Protezione strategica dei tessuti patrimoniali urbani ed appropriazione da parte delle popolazioni che li abitano.
  • Conservazione e restauro architettonico del patrimonio di fronte al consumo dell’industria del turismo.
  • Mercato immobiliario vs conservazione del patrimonio architettonico.

Le città storiche, il patrimonio architettonico ed urbano intesi come nozioni concepite dalle società occidentali per incontrarsi con il loro passato: hanno raggiunto il loro scopo? O hanno contribuito a costruire una identità o meglio ancora sono una manifestazione del progetto umanista di conservazione? Dal monumento archeologico e storico per una élite fino al progetto modernizzatore di quartieri antichi per il turismo culturale, si è percorso un lungo cammino per il beneficio di milioni di visitatori ma con numerosi conflitti e varie tendenze divergenti nel continente americano.

16) Feste urbane in America Latina: pratiche patrimonio culturale modelli di gestione dello spazio

Daniela Salvucci salvuccidana@gmail.com
Tobias Boos tobiboos@gmail.com

Questa sessione prende in esame il ruolo delle feste urbane latinoamericane, tanto nell’articolazione fra differenti entità socio-culturali (quartieri, associazioni, municipalità, ecc.) della città e dei suoi dintorni, come nella costruzione di identità (etniche, sincretiche, meticce, regionali, nazionali, ecc.). Si presterà particolare attenzione alle pratiche (sfilate, giochi, rappresentazioni, ecc.), ai modelli spaziali (luoghi risemantizzati, luoghi occupati, lo spazio pubblico che si trasforma in privato) e temporali della festa. Si terranno in considerazione anche i processi di patrimonializzazione culturale della festa, sottolineando il ruolo dei mezzi di comunicazione e del turismo. Una possibile prima ipotesi per iniziare la discussione è che il patrimonio festivo costituisce un ambito di negoziazione sociale, culturale e politica. Un’ulteriore ipotesi è che le feste permettono di costruire identità nuove e inclusive, plurali e ibridate a partire dalla fusione di differenti forme di vita urbane e rurali. Saranno benvenuti studi empirici e riflessioni teoriche per sviluppare comparazioni interculturali di sistemi festivi.

17) Indiani, missionari e la frontiera nord-occidentale della Nuova Spagna: storia e memoria pubblica

Alessandra Lorini  (Università di Firenze) alessandralorini2014@gmail.com

La Spagna controllava gran parte dell’ovest contemporaneo degli Stati Uniti fino al 1821, molto tempo dopo che i suoi rivali francesi e inglesi avevano lasciato le loro colonie nordamericane. Solo negli ultimi anni una nuova borsa di studio ha iniziato a indagare sull’importanza del contatto ispano-spagnolo nella storia e nella cultura degli Stati Uniti. Questa sessione, concentrandosi sui gruppi dei nativi americani, mira a raccogliere nuove intuizioni su come le missioni gesuite e francescane hanno alterato la vita degli indigeni sulla frontiera nord-occidentale spagnola, e su come tali cambiamenti persistono nelle memorie religiose e civili pubbliche di oggi. In che modo l’ascesa dei Pueblo del Nuovo Messico nel 1680 influenzò il futuro della colonizzazione spagnola? Qual è il quotidiano in una missione nel sud dell’Arizona? Cosa si intende con O’odham e Apache tra guerra e pace? Erano missionari e soldati in conflitto sulle pratiche indigene? Quali erano i significati che le popolazioni indigene davano alla religione cattolica? In che modo i significati dell’amicizia, del possesso degli animali e dello scontro con la terra cambiano durante la colonizzazione? Queste e molte altre domande possono essere discusse in questa sessione interdisciplinare aperta ai contributi degli studiosi del Nord America.

 

18) Natura e Società nei mondi Amerindi

Paride Bollettin (Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano” e Institute for Social and Cultural Anthropology – University of Oxford) paride_bollettin@msn.com
Edmundo Antonio Peggion (Universidade Estadual Paulista “Júlio de Mesquita Filho”, Brasil) edmundopeggion@gmail.com

Recenti studi dedicati hanno evidenziato come i popoli Amerindi pensino i concetti di “natura” e di “società” come speculari l’uno all’altro. L’interfaccia tra questi due aspetti dell’esperienza del mondo indica che circoscrivere la condizione di “soggetto” ai soli esseri umani non permette di comprendere nella sua cromaticità il vissuto delle popolazioni Amerindie del continente. Pratiche e narrazioni evidenziano l’esperienza di una congregazione che comprende esseri inanimati e animati, visibili e invisibili, materiali o immateriali. Osservare la vita sociale delle comunità, umane e non umane, implica riflettere su come vengono costruiti, formati e pensati gli attori e concretizzate relazioni, qualità e singolarità. Tali soggetti emergono dalla loro stessa socialità, ed in questo senso è importante pensare ad essi non solamente come a persone, animali, piante, spiriti o oggetti, ma come ad una molteplicità continuamente ridefinita e mobilizzata. In questa direzione, la sessione vuole raccogliere contributi che discutano le diverse forme di produrre relazioni interspecifiche nell’esperienza Amerindia presente, storica e letteraria.

 

19) Sessione non tematica

Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano” convegno@amerindiano.org